Dogsup: un’isola di pace per cane e paddler
A giorni alterni piovono critiche sulla nostra attività, vista come una forzatura innaturale, frutto dell’egoismo del conduttore.
La cinofilia è piena di giudici, molti di questi dall’alto della propria competenza non giudicano i binomi in gara ma le attività svolte da altri senza conoscerle. Come risposta credo che il video parli da solo:
E’ un atteggiamento che mi aspetto da chi considera i cani come nani da giardino e peluche da salotto: per loro vedere i cani sul SUP è un abominio a prescindere. Non sanno nulla del magico rapporto che si crea nella collaborazione tra uomo e cane.
Ma i social pullulano di implacabili giudici cinofili: Il SUP per il cane è una fonte di stress negativo, costretto in pose innaturali, fissi nello stesso posto come se fosse una prolungata gara di obedience… non è questo il nostro modo di vivere lo sport.
Ci vuole impegno, dedizione, prudenza ed entusiasmo, ma l’obiettivo sono cani rilassati, se ci scappa un pisolino non guasta, zampa in acqua e coda a mollo se fa caldo, un tuffo per ripescare il riportello, e del sano nuoto a fianco alla tavola per rimanere in forma. Chi ci conosce sa che Watson e Curry salgono sulla tavola da soli, senza costrizioni e se devo dargli un’aiuto è perché alla veneranda età di 13 anni un Labrador anziano ha bisogno di un po’ di supporto fisico mentre l’entusiasmo non manca mai.
Un cane che vive la navigazione con naturalezza è un cane che nel momento del bisogno risponde senza stress a una richiesta di attenzione. Un cane sotto comando per 30 minuti scende dalla tavola e non vede l’ora di tornare a casa.
Non è il cosa, è il come.
